logo Cntro Culturale



CULTURA, eco del chisone del 12 maggio 2004, pag. 3

Corrado Gavinelli e Mirella Loik a Cantalupa

L'architetto sta alla politica
come lo scrittore all'editore

Gli architetti Mirella e Corrado Gavinelli sono marito e moglie. Lavorano alla facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Lui insegna Storia dell'architettura contemporanea, lei è ricercatrice.
Da un anno e mezzo si sono trasferiti a Torre Pellice, terra di origine di Mirella, che è valdese.
Sono i relatori del ciclo di conferenze sull'architettura organizzate dal centro culturale di Cantalupa. Tre appuntamenti (il primo si è già tenuto giovedì 6) per raccontare in modo divulgativo, ma non certo banale, a che punto è l'architettura contemporanea.
"Siamo stati molto colpiti da Cantalupa. Insieme con Frossasco rappresentano due paesi la cui sistemazione urbanistica è allo stesso tempo gradevole e strana. Sembra distare un po' in Toscana e un po' in Liguria", dicono.
La serata di giovedì 6 era sugli impatti architettonici di Paolo Soleri. Un architetto tormese, allievo di Wright, che oggi vive in Arizona, portando avanti un suo progetto di città alternativa (o forse sarebbe meglio dire "altra") al modello delle megalopoli americane. Ecosostenibile e a misura d'uomo.
"Oggi a S. Francisco si sta assistendo ad un nuovo fenomeno, battezzato nuovo nomadismo. Si vive su case-roulotte in piazzole lungo le arterie principali per non dover percorrere troppi chilometri per raggiungere il centro dai sobborghi. L'utopia di SoIeri è una provocazione che deve incuriosire e fare riflettere", spiega l'architetto che è stato 22 volte in America (Otto sulle Torri gemelle), ha visitato gli studi dei più importanti architetti del mondo e inventato la "didatticamobile" (che consiste nel portare i propri studenti del Politecnico a vedere da vicino la più bella architettura del mondo). Entrambi gli architetti sono professori stranieri all'Università di Tsukuba in Giappone.

Giovedì 20 al centro culturale di Cantalupa si parlerà di storia dell'architettura contemporanea nel Secondo Novecento. "Un discorso molto complesso e difficile che cercheremo di fare usando come falsa riga un testo di Sauri"Itinerario dell 'architettura".
L'architettura contemporanea nasce nel 1943. Nel 1950 si apre l'era del post-moderno, poi arrivano gli Anni '60 e il grande salto. Con gli Anni '70 sopraggiunge lo sfacelo della riconoscibilità.

II terzo incontro, condotto da Mirella Loik Gavinelli - suo padre era Ezio Loik, mezza ala del Grande Torino - sarà sull'architettura del grattacielo, dai primi esemplari ottocenteschi alle impressionanti tipologie contemporanee.
"Sono affascinata dall'architettura americana che in questo momento è la più bella del mondo. Certo la città statunitense porta con sé anche delle grandi contraddizioni", dice Mirella Loik.
Spesso si sentono architetti definirsi come dei tecnici, non dei politici. Questo non limita in un certo senso la responsabilità che la progettazione, soprattutto urbanistica, porta con sé?
Che responsabilità ha oggi l'architetto nei confronti della società?

"L'architettura è una disciplina. E l'architetto è più o meno come uno scrittore", dice Corrado Gavinelli, "Che deve fare i conti con il suo editore. Se all'editore una cosa non va, viene messo da parte. Questo non significa che l'architetto non possa incidere moltissimo nella politica di un territorio. Ma può incidere maggiormente là dove c'è una maggiore apertura dell'imprenditore o del politico. L'aspetto tecnico non si deve tradurre in un neutralismo: si deve gestire il fenomeno espressivo ed estetico con sensibilità".

Paola Molino

CULTURA, eco del chisone del 26 maggio 2004, pag. 3

Con il prof. Gavinelli un affascinante viaggi
nella cultura progettuale ed edilizia

Capire il mondo
attraverso i suoi architetti

 

Nel secondo incontro tenutosi a Cantalupa giovedì 20 Corrado Gavinelli (professore al Politecnico di Milano) ha parlato di Architettura contemporanea del secondo Novecento, un argomento assolutamente attuale, perché comprende gli ultimi sviluppi dell'architettura mondiale.

Gavinelli ha seguito gli argomenti del proprio libro dal titolo "Architettura contemporanea dal 1943 agli Anni '90", pubblicato dalla Jaca Book di Milano nel 1995 con riedizione nel 1998. Attualmente esaurito nella sua versione italiana (è stato tradotto in tedesco ed in spagnolo), sta per uscire la ristampa aggiornata.

II libro contiene una serie di osservazioni preliminari sul declino dell'epoca moderna (di epoca industriale) provocata dalle trasformazioni post-belliche con l'avvento della "Terziarizzazione" ed il declino del settore manifatturiero e dl produzione di beni di consumo. "Condizione economico-sociale cui è seguito il fenomeno post-moderno in architettura- ha spiegato Gavinelli, le cui più tipiche manifestazioni ha sintetizzato, "per necessità di classificazione nel fitto meandro propositivo delle molteplici espressioni edilizie sviluppatesi dopo la Seconda guerra mondiale ad oggi", in quelle che egli ha definito le undici linee dell'Architettura post-moderna (manieratezza, doppia codificazione, ambiguità,, ironia, eterogeneità, complessità, mescolanza, popolarismo, partecipazione e semanticismo).

Dopo aver affrontato un preliminare esame sui fondamentali cambiamenti verificatisi dal 1943/45 agli Anni '70 anche nei grandi maestri moderni (Le Corbusier, Gropius, Mies Van Der Rohe, Sharoun, Wright) e nei primi precursori della post-modernità (Eleiel Saarinen e Louis Kahn), Gavinelli ha proseguito sulle specifiche vicende post-moderne (attivate in pratica dopo il 1972, anno in cui il più autorevole ed anziano critico di architettura contemporanea, l'inglese Charles Jencks, ritiene parta l'autentica architettura dei nostri giorni) collegandola anche ad altre più generali situazioni della cultura e del costume odierni (la decostruzione filosofica, l'evoluzione cibernetica e l'avvento dei computer con il telelavoro, l'affermazione della cosiddetta - e teorizzata dall'economista statunitense Daniel Bell Società dei servizi cui ha fatto seguito la crescita della nuova classe impiegatizia degli yuppie, la massificazione, il banalismo, il kitsch, il quotidiano, la vernacolarità, la paura della bomba atomica, la sindrome psicologico-collettiva del catastrofismo e della distruzione) che più correntemente hanno coinvolto, intellettualmente ed emotivamente, la situazione post-bellica ed attuale.

Ne è scaturito un quadro generale dell'architettura contemporanea molto diversificato e vario, che vede una davvero eterogenea sfilata di personalità progettuali.

"In questo panorama" - ha detto Gavinelli - "emergono lo statunitense Robert Venturi (l'architetto post-moderno più teorizzatore e versatile, che ha dichiarato, provocatoriamente, di «imparare da Las Vegas) ed i connazionali Frank Gehry (il noto autore del Museo Guggenheim a Bilbao), Philip Johnson (il decano quasi centenario dell'architettura contemporanea, che ha sperimentato e seguito quasi tutte le tendenze post-belliche), Michael Graves (rappresentante della corrente del Classicismo post-moderno), Ieoh Ming Pei (il famoso progettista della Piramide del Louvre di Parigi), ed i decostruttivisti Peter Lisenman (teorizzatore della decostruzzione edilizia, ripresa dal pensiero dell'amico filosofo Derrida) e Daniel Libeskind (che ha vinto il concorso per la ricostruzione del Ground Zero dove sono crollate le Torri gemelle), ed infine Paul Rudlph (sostenitore di un brutalismo cementizio soffice e curato)".

Per quanto riguarda le nazioni europee, Gavinelli ha illustrato l'emergenza degli austriaci Hans Hollein e Coop-Himmelblau, dei francesi Christian De Prozamparc e Philp Starck, dell'italiano Paolo Portoghesi (autore della Moschea di Roma), dello spagnolo Ricardo Bof ill, del tedesco Oswald Mathias Ungers, degli inglesi Norman Foster e Richard Rogers (sostenitori della strutturistica high-tech, o alta tecnologia; di cui in Italia il maggior interprete è Renzo Piano) e Zaha Hadid (una delle poche famose donne-architetto, che elabora una complessa decostruzione edilizia).

Per i restanti continenti non resta che citare. in Giappone, l'anziano architetto Kenzo Tange (che ha costruito molto anche in Italia) ed il più giovane Arata lsozaki (progettista del prossimo Palazzo del ghiaccio delle Olimpiadi di Torino); in Australia Jorn Utzon (che ha realizzato le favolose conchiglie del teatro dell'Opera di Sidney), in Africa l'egiziano Hassan Fathy (teorizzatore dell'autocostruzione con mezzi e materiali locali, poveri e sostenibili); in India Charles Correa, fino a giungere alle anonime squadre di costruzione delle Comuni del Popolo in Cina, che hanno trasformato brulli paesaggi incolti in splendidi giardini agricoli.

"Si tratta ovviamente di soltanto indicativi, e specialmente selezionate, campionature del più vasto e abbondantissimo repertorio internazionale dell'architettura contemporanea, che comprende molti ed eccellenti altri autori e che si presenta sorprendente e discutibile per espressioni e soluzioni, quanto interessante e stimolante"- ha concluso Gavinelli; e da cui, in ogni caso. proviene un deciso segno delle proposte recenti ed in atto nella attuale cultura progettuale ed edilizia del mondo.

Paola Molino